Automi e… rompot
Girare intorno alla civiltà del PC e dell’Ipod senza parlarne, partendo dalla Grecia classica e arrivando al futuro autoreplicante è quello che ho fatto in un libro appena uscito per Olimpia.
In effetti la parola "robot", richiamata nel titolo e nell’immagine, non è del tutto congruente con il testo, più rivolto agli automi. D’altronde in greco la "b" non è pronunciabile e quella parola si scrive… rompot!
Scoprite come il futuro stia provando a sviluppare macchine capaci di autoreplicarsi, nelle loro funzioni complesse ed utili, quando la nanotecnologia si sostituisce alla metallurgia, lontano della sodomia dell’antropomorfismo!
Sempre per Olimpia avevo già pubblicato un altro saggio di storia della tecnologia, Le macchie di Gutenberg.
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Una lettura decisamente interessante : ottimo consiglio !
B-) Ehm, non mi imbarazzare, Giombastic!
Figurati : sai bene che dico sempre la verità e quel che penso
Ciao Leo, ti segnalo un articolo del Corriere, spero a tema. Una provocazione. Premesso che non tutti i problemi si possono risolvere lavorando in parallelo, ma molti sì, è più intelligente un solo robot superintelligente oppure una specie di computational grid fatta di sei miliardi di stupidi come me? Nel secondo caso, non credi che bisogni lavorare prima sul non bisticciare tra uomini che sull’intelligenza artificiale? In ogni caso se quello studioso è stato assunto da un’azienda di successo come Google, di certo non è un incapace. Ma quando gli autoreplicanti ci prenderanno gusto ad “autoreplicarsi” ci vorrà il controllo delle nascite?
Se ho scritto sciocchezze, devo portare dall’assistenza il mio cabinet cranico BIIIIP detto tra noi altro che un cabinet, è un gabinet BIIIIP con Vista preinstallato BIIIP Quanto agli auguri di Natale, guarda che a Natale la traduzione era corretta, ma anche Google TRANSlate apprende piano piano
L.) Grazie, ex-L! Scusa il ritardo nella risposta. Sono cose diverse, ovviamente. Ma l’umanità è da sempre trattata come bestie da soma da piccole élites che fanno cose ignobili. Il problema di fondo è nell’incapacità della razza umana di abituarsi ai cambiamenti: l’era informatica l’ha ulteriormente diminuita.