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Concerto marziano

Come suonerebbe la musica terrestre eseguita o riprodotta su Marte? e poi, che possibilità di sviluppo avrebbe avuto un’ipotetica cultura musicale autoctona, ancorché primitiva? Quali strumenti musicali si troverebbe per le mani il musicista marziano?

 

SEGA SILENZIATA. Su Marte, a livello del terreno, la pressione atmosferica è all’incirca un centesimo di quella terrestre al livello del mare; poiché il suono è determinato da minute e periodiche variazioni della pressione stessa, ne deriva che una sua riduzione così sensibile ha certamente un influsso molto serio sulla qualità del suono percepito, in particolare sulla cosiddetta “pressione sonora” o, in parole povere, sul volume. Anche l’elevata percentuale di anidride carbonica presente nell’atmosfera dà il suo buon contributo in termini di attenuazione del suono. Si può stimare che tra la Terra e Marte il livello del suono percepito, a parità di distanza dell’ascoltatore, diminuisca all’incirca di 40db: tanto per fare un esempio, se ci sedessimo su Marte a tre metri da una sega circolare registreremmo lo stesso volume di una tranquilla conversazione sulla Terra.

 

FREQUENZA RIDOTTA. Vi è inoltre un altro effetto importante provocato dalla minore pressione atmosferica ed è dato dal fatto che, muovendosi più lentamente, il suono cala anche in frequenza; anche in questo caso la faccenda è peggiorata dall’alta concentrazione di anidride carbonica la quale, essendo più densa dell’aria, fa sì che i corpi vibranti vibrino più lentamente: è l’effetto opposto a quello, abbastanza noto, provocato dall’Elio che, essendo meno denso dell’aria, fa parlare chi lo inala come se fosse Speedy Gonzales. In termini matematici, se sulla Terra il suono si muove a 332 metri al secondo, su Marte la velocità scende a 240 metri al secondo; in pratica questo significa che l’intonazione effettiva di uno strumento musicale scende del 75% circa. Ora, omettendo le ovvie considerazioni sulla temperatura estremamente rigida o la mancanza di ossigeno (…) il problema principale sarebbe ovviamente quello di riuscire a farsi sentire: problema serio per un’orchestra ma addirittura drammatico per un solista o per un cantante.

 

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ORCHESTRA IPERTROFICA. Il direttore d’orchestra (…) sarebbe invece costretto ad apportare drastici ritocchi all’orchestrazione ed al numero degli orchestrali, dovendo fare i conti con l’equilibrio diverso tra le varie famiglie strumentali che si verrebbe fatalmente a creare nelle condizioni estreme di Marte; non sarebbe irrealistico, ad esempio, per l’esecuzione della “Musica per i Reali Fuochi d’Artificio” di Händel, ritornare alla strumentazione della ‘prima’ che prevedeva non meno di 24 oboi, 12 fagotti, 9 corni e 9 trombe.

 

SOFT METAL. A questo punto, con un sogghigno di scherno, ecco farsi avanti l’acclamato gruppo di Heavy Metal, forte di un impianto di amplificazione da stadio: purtroppo, pur riuscendo a produrre un volume di suono accettabile, anche per loro non mancherebbero le sorprese. Il chitarrista di rock, che per ottenere il suo tipico sound si giova delle complesse risonanze, distorsioni e feedback che si producono ai volumi elevati, immerso nella rarefatta atmosfera marziana emetterebbe solamente striduli vagiti, senza contare che anche i potentissimi amplificatori e soprattutto gli altoparlanti costruiti per gli standard terrestri avrebbero vita breve in un contesto ove le alterazioni fisiche farebbero loro superare ampiamente tutte le tolleranze.

 

 

 

Da un articolo commissionato a Marco Folli per Cosmòs, la rivista mai nata della scienza, fantascienza e tecnologia. Come Sftech. Fine parte prima

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  1. 24 Giugno 2008 a 2:48 | #1

    ma tu guarda questo cha va a penZà all’una de notte….

    Che li marziani facevano troppa caciara e nun te fanno dormì?

    B-] Meglio del cha-cha-cha alle 2:48!

  2. 28 Giugno 2008 a 11:02 | #2

    Ho pubblicato il mio commento sul mio blog. Ecco qui il link all’articolo. Per aprirlo clicca su “Lian Dyer”. In questo modo se intendi pubblicarlo (per mettermi nei guai :) potresti linkarlo e basta. Volevo precisare che non intendo smentire pareri illustri, ma pormi dubbi su essi sì, visto che il mio “paradosso del cellulare isolato” (o della “sveglia isolata”) non mi sembra del tutto insensato. Forse

    B-DD Eccci!

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