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La prova del 9

Mi sono innamorato! Non credevo potesse succedere ancora, eppure… l’altro giorno, alla fiera della piccole e media editoria di Roma, ho casualmente incontrato un’amica che vedeva un’amica che aveva con sé un’altra tizietta.

L’amica e la sua amica diretta sono anziane assai, tipo tra 45 e 50 anni (disclaimer: io ne ho 51), quindi fanno discorsi velleitari ed incomprensiBBili che faccio fatica a far diventare comprensibili, ricavandone irritazione. Per fortuna dopo un po’ la tizietta, fino ad allora silente e al più sbuffante, ha iniziato a fare domande. E io ho smesso di annoiarmi.
Erano questioni dirette, che mostravano chiaramente come avesse assorbito quello che dicono i media, con tanto di facili entusiasmi. Questa non è di per sé una cosa buona, ma non è neanche una cosa forzatamente negativa: tutti noi per la maggior parte delle cose facciamo così.
L’elemento positivo è che lei -chiamiamola Elisabetta, anche se non si chiama così- la tizietta era pronta ad ascoltare anche pareri diversi. Pur essendo fortemente di parte su quello che sapeva, e nonostante mi trovasse decisamente antipatico, facendo domande ha via via (ri)costruito una realtà diversa.
L’intero procedimento è riassunto nel disegno che vedete. Elisabetta è una “native napkin sketcher”, cioè le vien bene farsi una mappa di quello che vuol dire con carta e matita sul tovagliolo del bar o del fast food.

Steve & Elli
L’argomento della discussione era l’iPhone alla luce della storia di Steve Jobs, santificato da una cattiva informazione che a mio avviso ha lavorato male, accettando di trasformare il manager in genio e quindi il genio in santo. Certo è difficile spiegare che si può essere geni anche se non strettamente inventori, come cercai di raccontare già nel 2000 in un articoletto titolato “Steve Jobs il bigenio“. Il fatto interessantissimo è che “Elli” (Elisabetta) è una nativa digitale: ha NOVE anni.

Ma come, mi sono innamorato di una bambina di nove anni? Sì, certo! E non c’è bisogno di citare Alberoni (e allor perché lo fai? Per irridere le ipocrisie sociali, savasandìr!) per spiegare che l’innamoramento è cosa bella e pura.
Guardate un attimo la foto più ampia del disegno di Elli: le tante macchie nere sembrano scarabocchi, ma non lo sono. Elli le cancellava in due casi: o se non era riuscita a spiegarsi con le domande, o DOPO che aveva capito. Via via restavano liberi solo gli schizzi che indicavano domande alle quali non ero riuscito a dare una risposta comprensibile. La riprova? Guardate bene, ci sono delle frecce, chiara indicazione di un disegno mentale ricco e completo di connessione logica tra componenti. Il disegno con l’iPod al centro e le macchie intorno è in realtà un lucido filo di ricostruzione di un progetto. L’iPod è il SUO dispositivo: quello ha e da quello parte, anche se a casa usa congegni più sofisticati.
E alla fine della discussione Elli aveva intuito anche perché i giochi del Nintendo non possono funzionare nel suo iPod. Non male, vero? B-))

I figli degli altri
Non avendo figli miei, faccio il possibile con quelli degli altri. Non sempre mi riesce, anche perché già quando cominciano ad avere 13-14 anni mi aspetto che facciano discorsi costruttivi (sui quali inquisisco, quindi distruggo -a fin di bene, ma distruggo-). La mia fascia di creazione della realtà quindi è limitata a 5-12 anni, nella quale è difficile trovare interlocutori.
Poi succede anche che quelli fatti così, andando a scuola abbiano rimbalzi negativi: costretti ad uniformarsi, automaticamente parlano peggio, si confondono le idee e perdono quella luce negli occhi che magari avevano a 5, 6 anni. E’ il caso del figlio di un mio caro amico.

Gli adulti (quindi me compreso) mi deprimono. Già quando passano i trenta gli adultandi iniziano a fare (s)ragionamenti che escono dal mero utilitarismo della bestiola affamata per entrare in un meccanismo di ipocrisie sociali incrociate con quelle del gruppo ristretto di riferimento, ovvero famiglia di provenienza e famiglia in costituzione (o succedanei). Il gruppo con il quale gioco a calcio da oltre dieci anni si sta rovinando proprio per questo: ormai hanno tutti tra 31 e 39 anni e sono diventati di una noia quasi mortale.

Più in generale, mi piace la costruzione, più quella tattica di quella strategica. Non credo che questa generazione sia “meglio” delle precedenti: solo ha più mezzi e quindi cresce prima per alcune cose (ma molto dopo per i bisogni primari, che oggi sono un servizio acquistato all’esterno della famiglia) ma soprattutto noi lo vediamo. Comunque cresce PRIMA, non DI PIU’.
Ai miei tempi questa fase di costruzione era lenta, interiore e difficile da monitorare; oggi è più rapida, esteriore e più facile da verificare.
Per chi abbia testa e voglia, savasandìr.

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