Transmedia generation

9 Luglio 2012

Henry Jenkins, riconosciuto guru del transmedia, ha dunque tenuto il suo primo talk italiano allo Ied di Roma lo scorso 9 giugno. E’ stato deludente. Jenkins ha parlato pochissimo di transmedia e abbastanza di spreadable media, che è il suo attuale focus. Più che la generazione del messaggio, Jenkins parla ora degli stili di circolazione. Abbiamo sempre davanti casi particolari di contenuti che nascono nel disinteresse e che improvvisamente ed imprevedibilmente diventano di successo. Oggi come oggi li chiamiamo exploit: succedono, polarizzano sogni e sforzi ma non sono replicabili quindi la realtà è diversa. E anche a costo di farselo piratare, aggiungiamo noi, il contenuto deve circolare anche senza controllo. “If it doesn’t spread, it’s dead”, dicono gli appassionati di spreadable media e di participatory culture. Con buona pace della content creation, della curation e della qualità del contenuto in sé. (Tratto da un mio articolo sulla gestione dei contenuti pubblicato su 01Net)

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(Editing del 19 agosto: ho spostato qui l’iniziale presentazione dell’evento) La creatività sta cambiando il mondo? In molti lo pensano, in settori sempre più numerosi oltre ai classici design e comunicazione. In particolare quest’ultimo argomento, declinato dai punti di vista di crossmedia (Sftech se n’è occupato spesso: cercate ‘crossmedia’ nel blog, a partire dal post precedente) e transmedia, incrocia un elevatissimo numero di possibilità espressive.
Il 9 luglio Roma sarà per un giorno la capitale del transmedia, grazie allo special Talking IED di Henry Jenkins, massimo esperto mondiale di culture partecipative e transmedialità, a Roma per la prima volta.
Tema dell’incontro sarà la Generazione transmediale: come i giovani creativi e la cultura partecipativa stanno cambiando il mondo attraverso i media. Io ci sarò e ve ne riferirò.

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