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Arcana Historia

19 Agosto 2012

Quei segreti non esistono, e comunque bisogna evitare che la storia si confonda con la cronaca. Cento documenti originali finora conservati nell’Archivio Segreto Vaticano e ora disponibili in piena luce danno nome all’esposizione Lux in Arcana. Il nome stesso di questo archivio fa tremare storici e romanzieri, per gli incredibili segreti che si dice ci siano conservati. “Quei segreti non esistono”, m’ha assicurato Pier Paolo Gentili, uno dei tre ricercatori (con Marco Maiorino e Gianni Venditti) che hanno sviluppato la parte scientifica dell’esposizione.
Lux in Arcana è una mostra imperdibile: veder scorrere tempo, geografia e tecnologia nelle cento pagine esposte è una emozione veramente grande.

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Il primo documento in lingua mongola (ma di alfabeto apparentemente farsi; non ce n’erano in ideogrammi?) nel 1280 o una lettera del Papa scritta in quechua alle popolazioni andine sono solo le più estreme emozioni, ma che dire del chilometrico rotolo esposto in una rampa da cinque metri con le testimonianze rese dai Templari durante l’istruttoria del processo del 1307?
Le varie tecnologie di pergamena, carta e seta (una ovviamente orientale), gli inchiostri diversissimi ma anche tutte le altre componenti di quella comunicazione (bolle e sigilli) accompagnano la storia dell’uomo attraverso questa esposizione, dal motivo allo strumento, dal restauro all’archiviazione.
La curatrice della mostra, Alessandra Gonzato, ha fatto un eccellente lavoro a livello internazionale. Ciascun reperto ha una spiegazione audiovisiva animata su un suo schermo, con un cursore che indica quanto tempo è passato e quanto ne manca alla fine del piccolo trattato. Quando sono esposti documenti coevi, il testo ne segnala la presenza. Ciascun articolo è rigoroso e curato parola per parola, il che non è per niente facile vista l’origine dei documenti: vedere la scelta delle parole intorno all’esecuzione del Gran Maestro De Molay, o alle fonti di finanziamento della spedizione di Colombo alla volta delle Indie, sono piccoli sintetici capolavori di storia con occhio moderno e cuore vaticano. (Alessandra, è possibile avere quei testi? B-))

Avevo avuto modo di parlare a lungo con Pier Paolo e Alessandra alla presentazione dell’app in realtà aumentata (ma forse dovrei dire “svilita”) relativa alla mostra. La mirabolante tecnologia non mi aveva per niente impressionato, anzi ero così indispettito da dare il peggio di me con altri colleghi giornalisti. Avviandosi la conclusione del periodo di esposizione a Roma mi sono deciso ad andare. Ho ritrovato alcune delle sensazioni che conservavo dall’esposizione napoletana sulla cultura Tang (2006) e ancor di più dalla mia visita alla Chester Beatty Library di Dublino. E’ stato decisamente un bel pomeriggio.

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