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Gilgamesh Moderno

9 Agosto 2012 Commenti chiusi

Ferro Sette, in breve F7, è un romanzo di fantascienza tradizionale che ospita i grandi temi esistenziali: appartenenza per nascita o per scelta, vita e morte, sogno o realtà.
Mi piace descriverlo come una riscrittura del Gilgamesh, il “romanzo” sumero ben riscritto dagli accadiani babilonesi nel quale l’eroe intraprende un viaggio in tutte le terre note, compreso il regno sotterraneo, per cercare un’immortalità che non riesce a conquistare. La soluzione tecnica del rapporto tra Tobruck / Gilgamesh e Hobbes/Ziusudra è certamente interessante.
La realizzazione risente inevitabilmente della sindrome dell’opera prima: è incentrato su un descrittore eroico (ma non “eroe” nel senso di Campbell, il cui “viaggio” riecheggia in lontananza in F7) e non su un protagonista vero e proprio, per cui il cambiamento di punto di vista è diafano; non è frutto di un progetto bensì di un canovaccio, quindi i nodi sono spesso risolti localmente nel testo, senza pensare a cosa quella realtà -appena scoperta- comporterebbe nella struttura sociale e tecnologica del mondo descritto.
Questa scelta trascina la scrittura in un sistema duale tra il romanzo vero e proprio e l’invadenza d’un io narrante usato in modo piuttosto disinvolto.

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